Cardinal Cupich: Anche noi, come Maria, abbiamo il compito di dare un contributo speciale al piano di Dio

31.5.2017.



Tutte le generazioni chiamano Maria beata, ed ella, tuttavia, egualmente rammenta a ogni generazione di credere di essere beata. Sì, Maria è una buona madre e una buona maestra. Ora sta a noi imparare questa cosa da lei - ha detto l’arcivescovo e metropolita di Chicago cardinal Blase Joseph Cupich presiedendo, mercoledì 31 maggio 2017, la celebrazione eucaristica in occasione della celebrazione della solennità della Madonna della Porta di pietra.
 
Prima dell’inizio della celebrazione eucaristica, che già per il ventiseiesimo anno contraddistingue la memoria della protettrice della città di Zagabria, l’arcivescovo di Zagabria, cardinal Josip Bozanić, ha detto che questa sera siamo giunti qui per portare dinanzi all’immagine miracolosa della Madonna della Porta di pietra i nostri bisogni personali, per pregare per la Chiesa, la Patria e il popolo croato, e soprattutto per le nostre famiglie.



Il cardinale ha detto che l’immagine della santissima Madre di Dio con il Bambino in braccio, posto all’ingresso della Porta di pietra, da secoli rappresenta il punto focale dove si raccolgono i fedeli, o almeno una stazione presso la quale ci si ferma con fiducia. Salutando il celebrante principale, il cardinale di radici croate Blase Joseph Cupich, il cardinal Bozanić ha espresso la gioia per il fatto che neppure la distanza transoceanica ha rappresentato un ostacolo al suo accettare prontamente l’invito per condividere con noi la gioia di questa celebrazione, per sentire il polso del popolo che gli ha donato le radici, per sentire il profumo del Paese nel quale sono venuti alla luce i suoi antenati.


 
L’omelia nel corso della celebrazione eucaristica è stata tenuta dal cardinal Cupich, il quale all’inizio ha sottolineato come il suo cuore sia particolarmente commosso quando si ricorda delle sue radici nel Paese che i suoi nonni e nonne chiamavano “la nostra bella Patria”. Riferendosi al passo del Vangelo letto (Lc 1,39-56), il cardinale ha detto che esso parla di tre cose: dove Maria insegna, come ella insegna e che cosa accade quando lei insegna.


 
Non appena le fu detto che ella sarebbe stata la madre del Salvatore, che ella era l’amata figlia di Dio, invece di rimanere a casa e godere quel momento di grande gioia, ella in fretta partì, salì su un monte per essere con una coppia di coniugi che nella loro vecchiaia, con la nascita di un figlio, sarebbe diventata una nuova famiglia. Il messaggio è chiaro. Dove Maria insegna? Il cardinal Cupich ha sottolineato che ella insegna in una famiglia, aggiungendo che Maria, in questo modo, ci ricorda che la famiglia è il luogo primario nella quale si condivide vicendevolmente e si trasmette la Buona Novella, il Vangelo.
 
Egli ha proseguito affermando che è facile perderlo di vista, e si può pensare come la famiglia venga considerata solamente quale componente sociale o economica, soprattutto poiché oggi le famiglie devono affrontare tante tensioni e sfide quali la disoccupazione, soprattutto giovanile, nonché la rottura dei rapporti interpersonali e i cambiamenti nella società.


 
Il cardinale ha detto che, tuttavia, dall’inizio Dio ha avuto un piano più grande per le famiglie, aggiungendo che esse non rappresentano solamente una realtà economica, bensì il luogo nel quale, prima di tutto, apprendiamo dell’amore di Dio verso di noi.
 
Giacché ella sale su un monte per essere con una famiglia, Maria oggi insegna a tutti noi nella Chiesa a non risparmiare gli sforzi per appoggiare le famiglie nella loro nobile chiamata. In modo speciale dovremmo giungere a quelle famiglie che vivono i maggiori dolori, che devono salire sui monti più alti, dominare le sfide più difficili, come quella coppia anziana che attende un bambino, o come una madre o un padre che da soli provvedono ai propri figli, o come le famiglie distrutte dal divorzio o dalla separazione. Tutti loro sono famiglie in modi diversi - ha detto il cardinal Cupich.


 
Sottolineando che Maria insegna in modo tale da incoraggiare e portare la gioia a chi sentono la sua voce, ha ricordato che a quel modo di predicare e insegnare š oggetto dell'incoraggiamento di papa Francesco. Il Papa ci ha invitato a insegnare come ha fatto Gesù nel cammino verso Emmaus. Ha scaldato il cuore di quei due discepoli e ha fatto in modo che i loro cuori continuassero ad ardere cercando di più. Come molte persone che al nostro tempo hanno abbandonato la Chiesa, questi discepoli si sono allontanati dalla propria casa. Gesù non è duro verso di loro, bensì cammina con loro, eleva i loro cuori, da loro una nuova ragione per la speranza e la gioia. Il principale celebrante ha sottolineato come non sia esagerato dire che egli ha imparato da Maria questo modo di insegnare, la cui voce ha toccato perfino un bambino nel grembo per esultare di gioia.


 
Alla fine, ha proseguito il cardinale, vediamo ciò che accade a Maria quando insegna in quel modo. Ci viene detto che Maria è tornata a casa, ella tuttavia, è trasfigurata. Non è più solamente un’umile ancella, che vive in modo anonimo in un piccolo villaggio di Nazareth. Ora comprende di avere un posto nel Piano di Dio. Per questo motivo ella dice: «Tutte le generazioni mi chiameranno beata... poiché grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente».



Non sono parole piene di orgoglio, bensì parole di riconoscimento che ella darà un contributo unico al Piano di salvezza di Dio. Il Cardinale ha proseguito: «Come ciascuno di noi, come l’intera comunità della Chiesa si assume il compito di insegnare, come il compito che ha assolto Maria, anche noi dobbiamo diventare coscienti che nel nostro tempo abbiamo il compito di dare un contributo speciale al Piano di Dio. Vogliamo vivere soltanto dei sacrifici passati dei nostri antenati che ci hanno trasmesso la fede, o anche noi daremo il nostro contributo? Questa domanda è diretta a noi tutti.

Questa è una domanda per i giovani che Dio può chiamare alla vita sacerdotale o religiosa. Questa è una domanda per le coppie sposate che iniziano a creare una famiglia. Questa è una domanda per i parrocchiani che Di chiama a inserirsi con più forza nelle loro parrocchie e nelle opere di carità. Quale contributo darà la nostra generazione e chi chiamerà “beati” chi verrà dopo di noi?».
 
Nel proseguo dell’omelia, il cardinale ha detto che alla fine del mese di giugno di quest’anno egli tornerà nella sua parrocchia natale di Omaha, nello Stato del Nebraska, per partecipare al centesimo anniversario della sua fondazione da parte della comunità di immigrati croati. In tale occasione, ha sottolineato, ricorderà ai nuovi parrocchiani, dei quali molti sono in maggioranza immigrati dal Messico e dall’America Latina, i numerosi sacrifici fatti dagli immigrati dalla Croazia per costruire la parrocchia che gli attuali immigrati hanno ereditato. Il cardinal Cupich ha affermato: «Dirò loro che il modo migliore per rispettare gli antenati della loro comunità parrocchiale è accettare la chiamata di Dio in questo tempo e fare lo stesso, così che un giorno, chi li erediterà ringrazieranno Dio per le loro vite».


 
Concludendo la propria omelia, egli ha ricordato che qui, nella cattedrale di Zagabria, incontriamo la cara figura del beato cardinale Alojzije Stepinac, la cui canonizzazione attendiamo nella gioiosa preghiera.
 
Egli rappresenta per noi un esempio di come i tre punti dei quali ho parlato si rispecchiano nella vita di un credente. Sappiamo che con il suo impegno egli fu vicino alle persone che gli furono affidate come arcivescovo, e sensibile verso i perseguitati, i poveri e verso tutti quelli che erano nella necessità.

E tutto questo, giacché ha riconosciuto il proprio posto nel Piano di Dio ed è stato fedele alla chiamata di Dio. Il suo sacrificio per gli altri, - così ha concluso la propria omelia il cardinal Cupich - è cresciuto dalla gioia del servizio ed è stato riconosciuto nella devozione dei fedeli croati, i quali, ovunque essi vadano e dove vivano, portano con sé l’immagine della Madre del Cielo e del beato Alojzije.


 
La celebrazione della solennità della Madonna della Porta di pietra è terminata con una solenne processione dalla cattedrale di Zagabria fino alla Porta di pietra, dove la preghiera votiva di affidamento è stata recitata dal cardinal Bozanić, e la benedizione conclusiva è stata impartita dal cardinal Cupich.
 
Dopo il discorso di saluto del cardinal Bozanić, in segno di ringraziamento per questo incontro e a perenne ricordo, il cardinale ha consegnato al cardinale arcivescovo di Chicago Cupich un calco in bronzo con l’immagine della Madonna della Porta di pietra, opera dello scultore accademico Tomislav Kršnjavi.



Oltre al cardinal Bozanić, alla concelebrazione eucaristica hanno partecipato mons. Ivan Devčić, arcivescovo di Fiume e metropolita, mons. Đuro Hranić, arcivescovo di Đakovo-Osijek e metropolita, mons. Franjo Komarica, vescovo di Banja Luka, mons. Josip Mrzljak, vescovo di Varaždin, mons. Vlado Košić, vescovo di Sisak, mons. Nikola Kekić, vescovo dell’eparchia di Križevci, mons. Vjekoslav Huzjak, vescovo di Bjelovar-Križevci, mons. Mate Uzinić, vescovo di Ragusa di Dalmazia, mons. Jure Bogdan, ordinario militare nella Repubblica di Croazia, mons. Zdenko Krizić, vescovo di Gospić-Segna, mons. Juraj Jezerinac, ordinario militare emerito, i vescovi ausiliari di Zagabria, mons. Ivan Šaško e mons. Mijo Gorski, nonché mons. Valentin Pozaić, vescovo ausiliare emerito, il Consigliere presso la Nunziatura Apostolica, mons. Janusz Blachowiak, il segretario generale della Conferenza Episcopale Croata, il rev. Petar Palić, i provinciali delle comunità religiose, nonché un centinaio di sacerdoti dell’Arcidiocesi di Zagabria.


 
Oltre al sindaco di Zagabria, Milan Bandić, e ai rappresentanti delle autorità cittadini, alla Messa hanno partecipato rappresentanti delle numerose associazioni cittadine, dai Vigili del Fuoco alle associazioni dei reduci.
 
Il canto liturgico della celebrazione eucaristica è stato animato dal Coro della Cattedrale sotto la direzione del maestro Miroslav Martinjak.
 
Ufficio Stampa dell'Arcidiocesi di Zagabria